La lotta ai tumori.
Generalità e considerazioni.
Per tumore si
intendono le malattie degenerative causate da cellule che modificano il loro
comportamento sia funzionale che riproduttivo provocando gravi alterazioni
fisiologiche e metaboliche nell'individuo colpito dalla patologia fino a
provocarne la morte .
La causa di
questo comportamento "anomalo" delle cellule risiede in modificazioni
nella composizione e nella conseguente funzionalità metabolica degli acidi
nucleici. Queste modificazioni possono avvenire "naturalmente"
(agenti endogeni) nel corso della vita cellulare oppure essere provocate o
favorite da diversi agenti "esterni" (agenti esogeni):
1) Agenti
endogeni ovvero prodotti dal
metabolismo dell'organismo stesso come: accumulo di metaboliti tossici, eccesso
di metaboliti contenenti "radicali liberi", ormoni, enzimi, ma anche
da "errori genetici casuali" nella duplicazione degli acidi nucleici);
2) Agenti
esogeni cioè dipendenti
dall'ambiente esterno: fisici, (calore, radiazioni luminose, radiazioni
ionizzanti, polveri ed agenti irritanti ecc.); chimici, (elementi
nocivi, composti aggressivi alimentari od ambientali ) ma anche biologici
(batteri, virus e prioni ).
In pratica la
nascita di cellule anomale è "normale" in qualsiasi organismo vivente
ma lo sviluppo del tumore si ha solamente quando i meccanismi di difesa
dell'organismo non sono in grado di riconoscere con la necessaria efficienza le
cellule "modificate" da quelle "normali" e quindi non
possono efficacemente isolarle, attaccarle e distruggerle. Questo lavoro di
difesa da parte del sistema immumitario è continuo e lo stato di
"salute" dipende dall'equilibrio tra produzione di cellule anomale e
loro riconoscimento e distruzione da parte dei meccanismi immunitari.
Solo nel caso dei
tumori maligni le cellule malate sono in grado di prendere il sopravvento sulle
difese dell'organismo e, invadendo i tessuti sani, ne provocano più o meno
rapidamente il deterioramento delle attività funzionali (sottraendo nutrimento
alle cellule sane, producendo tossine, disgregando i tessuti e modificandone la
struttura e la funzionalità). Il meccanismo per cui cellule anomale prendono il
sopravvento sul sistema di difesa dell'individuo non è per nulla chiaro.
La correlazione
tra attività e funzionalità del sistema immunitario e sviluppo delle patologie
tumorali risulta particolarmente evidente nelle malattie immuno-depressive
quali l'AIDS ed in quelle croniche quali le epatiti B e C nelle cui fasi
terminali spesso si riscontra la comparsa di tumori.
Le patologie
tumorali possono verificarsi in tutto l'arco vitale dell'individuo, ma
l'incidenza di questo tipo di malattie aumenta con l'aumentare dell' età. Per
contro, in alcuni tipi di tumore, la velocità di sviluppo delle cellule
tumorali è maggiore negli organismi giovani e decresce con l'invecchiamento.
Allo stato
attuale delle ricerche la conoscenza dei meccanismi di insediamento e sviluppo
del tumore e quelli di difesa dell'organismo non sono, almeno per la
maggioranza delle patologie, sufficientemente sviluppati da poter suggerire in
tutte le casistiche prognosi certe e cure efficaci.
Questo tipo di
malattie presenta infatti una variabilità individuale notevolissima
(sintomatologia, velocità e tipologia di sviluppo, localizzazione, reazione
alle cure, ecc). Anche se si stanno facendo passi da gigante, ad oggi la
materia risulta ancora lacunosa ed imprecisa. Bisogna ricordare infatti che la
sperimentazione in campo medico è resa più difficoltosa dalle implicazioni
etiche e morali che incidono sulla progettazione dei protocolli sperimentali,
implicazioni particolarmente pesanti in queste patologie tanto gravi e con
prognosi spesso infausta; lo studio e l'introduzione di nuovi farmaci e/o di
nuove terapie ha quindi bisogno di tempi lunghi.
La diagnosi.
La base comune a
tutte le patologie oncologiche (tumori = oncopatie) è la necessità di una
diagnosi precoce e conseguentemente la tempestiva applicazione delle corrette
terapie.
Le nuove
tecnologie diagnostiche, specialmente se utilizzate quali strumenti in campagne
massive di prevenzione, consentono diagnosi sempre più precoci, precise e
mirate; anche per questo quasi tutte le forme di tumore vengono oggi curate con
crescente successo indipendentemente dall'evolversi delle cure specifiche siano
esse chirurgiche, chimico - farmacologiche o radiologiche . Parallelamente alle
tecniche di diagnosi si stanno sempre più affinando e specializzando le
tecniche per determinare la risposta del "male" alle cure e la
misurazione degli effetti collaterali di queste sulle funzionalità metaboliche
dei pazienti in trattamento.
Le strategie terapeutiche.
Le cure sono
sempre più efficaci, frutto delle continue ricerche ed i successi, sia in
termine di remissione che di prolungamento della vita, sono molto più frequenti
che nel passato; ciononostante, vista la complessità delle patologie e dei
problemi che presentano, esiste tuttora un ampio margine di miglioramento sia
sotto l'aspetto dell'efficacia specifica dei trattamenti sia per quanto
riguarda i loro effetti collaterali indesiderati che spesso sono molto
pesanti e determinano un forte peggioramento della "qualità della
vita" del paziente durante e dopo la terapia.
A mio parere, per
molti tumori, allo stato attuale delle conoscenze e delle possibilità reali di
cura, non si può parlare di "terapia" dei tumori bensì di
"scelta di una strategia terapeutica" che consenta la miglior
personalizzazione ed ottimizzazione del complesso "quadro" degli
strumenti curativi che sono nella disponibilità del medico, e di conseguenza
del paziente, per ogni specifico caso (conoscenze specifiche, esperienza
professionale, team terapeutici, strutture, mezzi diagnostici e terapeutici
e,........... purtroppo non ultimo, disponibilità economiche). Il paziente va
quindi seguito individualmente nel tempo per aggiustare ed aggiornare le
strategie in funzione delle risposte del paziente stesso e/o del sopravvenire
di nuove pratiche terapeutiche.
Il tentativo di
razionalizzazione delle diverse metodologie di diagnosi, cura e controllo dei
risultati in rigidi protocolli di routine facilita certo il lavoro
dell'oncologo e della struttura in cui esso opera, riduce le
"responsabilità professionali" nelle scelte terapeutiche, facilita
l'ottimizzazione delle strategie economiche di filiera (strutture sanitarie,
macchinari ed attrezzature terapeutici, industria del farmaco ecc...), ma non
sempre risulta ottimale per uno specifico paziente.
In assenza di una
cura "definitiva" nei confronti delle diverse patologie tumorali
nessuno è in grado di asserire con assoluta certezza che la strategia
terapeutica consigliata sia effettivamente la migliore, anche perché è quasi
impossibile trarre delle "certezze" da una casistica tanto differenziata
sia sotto l'aspetto patologico sia sotto quello terapeutico aspetti, peraltro,
in continua evoluzione.
Le scuole di pensiero nel trattamento delle patologie
tumorali.
Le
"scuole" di pensiero per le cure oncologiche si possono distinguere
in due filoni principali:
1) quelle che
tendono all'estirpazione del male ad ogni costo con interventi diretti:
chirurgici, chemioterapici, o radioterapici che siano;
2) quelle che
tendono ad indurre una "cronicizzazione della patologia" mediante la
stimolazione dei naturali meccanismi di difesa dell'organismo.
La prima scuola è
senza dubbio quella che al momento trova maggiori consensi tra la generalità
degli addetti del settore e bisogna dire che i risultati sono enormemente
migliorati negli ultimi anni; per contro la seconda scuola viene in genere
considerata, almeno dalla maggioranza degli oncologi, nei casi più favorevoli
come una risorsa palliativa, mentre la maggior parte dei medici ritiene che le
cosiddette "terapie alternative" siano una via di mezzo tra la truffa
e l'atto di fede.
In effetti gli approcci all'argomento sono molto diversi,
ma, in linea di principio, parimenti validi; mi risultano pertanto
incomprensibili le "bagarre" pseudoscientifiche che, all’epoca dei
fatti ed anche successivamente, si sono scatenate sui differenti media per
affermare la supremazia dell'una o dell'altra scuola. All'epoca dell’affair Di
Bella abbiamo assistito a scene degne di un tribunale dell'inquisizione durante
le quali i medici della terapia tradizionale accusavano di ciarlataneria e
pressappochismo i medici aderenti alla terapia di bella i quali, a loro volta,
accusavano i primi, con motivazioni spesso di difficile comprensione, di
nascondere la verità per motivi puramente economici. Anche la successiva
sperimentazione, richiesta a "furor di popolo", è stata considerata
un affronto al "sapere ufficiale" ed è stata portata avanti in
maniera scientificamente criticabile. Infatti, in seguito alla pubblicazione
sul British Medical Journal dei dati riguardanti la succitata sperimentazione, nei quali si affermava senza tema di
smentita che “la terapia di bella non ha mostrato un’efficacia sufficiente nei
pazienti con neoplasia in stadio avanzato da necessitare di ulteriori
sperimentazioni cliniche”, un editorialista del medesimo
giornale, il Dr. Marcus Müllner, pubblicava un editoriale
nel quale sottolineava che la sperimentazione poteva essere disegnata meglio
sostenendo che il modo migliore per evitare i dubbi che hanno circondato i
risultati della sperimentazione sarebbe stato quello di randomizzare i pazienti
in un gruppo di soggetti che ricevevano il trattamento ed un gruppo di
controllo. Naturalmente la risposta seccata dei ricercatori arrivava a dire sulle
pagine dello stesso giornale che le critiche erano sollevate da uno che non ha
famigliarità con studi di questo tipo.
Questa è la
realtà contingente, obiettivamente difficile e complicata, e queste sono le
ragioni per cui il paziente spesso si trova a confronto con protocolli
terapeutici diversi, frutto di diverse scuole di pensiero, di diverse
esperienze professionali o semplicemente di scelte delle strutture cui si
rivolge più o meno scientificamente motivate. Il malato e chi gli sta intorno
non sempre riesce a trarre, visto il contesto, la sicurezza che gli vengano
riservate le migliori cure possibili............. e questo per tacere dei
dubbi, spesso indotti da articoli di stampa scandalistica, sul fatto che questa
patologia venga considerata più come "risorsa economica" che come un
male da combattere e vincere non solo da chi è direttamente preposto alle cure
come le diverse categorie professionali, gli enti mutualistici ed assicurativi,
le organizzazioni e le strutture sanitarie, le entità produttive e commerciali
del settore farmaceutico e sanitario, ma purtroppo, vista la gravità del male e
la sua diffusione, anche da alcune organizzazioni politico-sociali, mediatiche
e religiose.
Non è certo
possibile negare che la gravità del male, la prognosi spesso infausta,
l'onerosità delle cure, il pesante condizionamento che le terapie e le
"pratiche organizzative" delle diverse strutture sanitarie
determinano nella quotidianità della vita del paziente, (vita che "normale"
ormai non si può certo definire), provochino sconcerto al malato che cumula
spessissimo ai patimenti fisici notevoli sofferenze psicologiche diventando
così facile bersaglio di chi gli promette la salvezza attraverso le più
improbabili cure "alternative".
Ritengo quindi
giusto che tutti debbano essere messi in guardia nei confronti dei molti
ciarlatani, ma non ritengo parimenti corretto giudicare tutto ciò che non è
ufficiale ed "omologato" una ciarlataneria
Nella mia
esperienza professionale, durante la quale ho seguito pazienti sottoposti alle
cure secondo i dettami di entrambe le scuole, posso asserire che la lotta fra
"interventisti" e "naturisti" è effettivamente deteriore ed
impedisce spesso di poter cogliere il meglio dai due approcci filosofici che,
viceversa, essendo sicuramente complementari, dovrebbero essere entrambi a base
delle scelte di ogni strategia terapeutica.
Dott. Giorgio Castello
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