Efficacia del molixan o bam 205 nelle epatiti croniche
attive da virus dell'epatite B e dell'epatite C.
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La continua ricerca di farmaci in grado di esercitare
la loro azione in maniera naturale e fisiologica tramite la stimolazione delle
normali difese dell'organismo ha portato alla scoperta delle tiopoietine,
l'unica classe di farmaci attualmente esistente in grado di esercitare
un'azione differente sulle cellule sane, delle quali stimola la proliferazione
e la maturazione, e sulle cellule malate delle quali determina la morte. Le
tiopoietine sono state scoperte in Russia nella prima metà dello scorso
decennio. Il loro capostipite è il glutoxim ® o BAM
002 che è stato approvato dal Ministero della Sanità della Federazione
Russa nel 1998 e trova indicazione nelle malattie tumorali e nelle patologie
virali oltre che in una lunga serie d'altre situazioni cliniche (immunodeficienze
di differente origine comprese quelle da radioterapia o da chemioterapia;
infezioni acute e croniche di vario tipo, batteriche o virali, quali
broncopneumopatie croniche ostruttive in fase di riacutizzazione, tubercolosi,
infezione genitourinarie, ed infezioni postoperatorie; manifestazioni erpetiche
ed AIDS anche in associazione alle comuni terapie antiretrovirali). Per un
maggior approfondimento sull'attività antitumorale delle tiopoietine vedi altri lavori pubblicati in questo sito.
Successivamente, i ricercatori che hanno
lavorato sul farmaco, hanno dimostrato che l'aggiunta al glutoxim di una
molecola di inosina tramite un legame chimico faceva sì che lo stesso glutoxim
venisse molto più rapidamente e meglio veicolato al fegato dove andava ad
esercitare più efficacemente la sua azione. Nasceva in questa maniera il
molixan ® o BAM 205 la cui approvazione nella farmacopopea russa avveniva nel
2001 e le cui indicazioni cliniche sono le epatiti virali persistenti da
virus B e croniche attive da virus B, C e miste. Inoltre trova applicazione in
molte altre patologie a carico del fegato e riveste particolare interesse negli
epatocarcinomi e nelle metastasi epatiche.
Tale farmaco determina un significativo miglioramento
del quadro clinico del paziente in assenza di significativi effetti collaterali
grazie a numerosi meccanismi d'azione. In particolare, nelle epatiti virali,
oggetto di questo lavoro, i meccanismi in gioco sono sostanzialmente i
seguenti: attivazione dei meccanismi in grado di determinare l'apoptosi, cioè
la morte cellulare programmata, delle cellule epatiche infettate dal virus
causando la successiva eliminazione delle particelle virali; correzione delle
alterazioni immunitarie, indotte dall'infezione virale medesima, tramite il
ripristino delle molecole deputate al controllo del sistema immunitario
(citochine) ed in particolare tramite la regolazione della produzione di
interferone endogeno; stimolo alla proliferazione ed alla differenziazione
delle cellule epatiche superstiti con miglioramento della funzionalità del
fegato; la contemporanea stimolazione del sistema immunitario e lo stimolo alla
proliferazione delle cellule epatiche normali fà sì che quest'ultime saranno
naturalmente più resistenti alla possibilità di un'infezione da parte del
virus.
In questo lavoro vogliamo analizzare i
risultati ottenuti con l'uso del molixan in pazienti affetti dalla forma
persistente d'epatite B (43 casi), da epatite cronica attiva da virus
dell'epatite B (30 casi) e da epatite cronica attiva da virus dell'epatite C
(77 casi). Lo studio è stato eseguito in una divisione specialistica di
malattie infettive di S. Pietroburgo (Russia). Il molixan è stato utilizzato
come agente singolo, cioè senza l'aggiunta d'altri farmaci, ed è stato
somministrato una volta il giorno per 24 giorni per via intramuscolare od
endovenosa. I pazienti trattati non hanno ricevuto precedentemente o
contemporaneamente alcun altro farmaco deputato al controllo dell'infezione
virale.
Tutti i pazienti hanno tollerato
perfettamente la somministrazione del molixan senza manifestare alcun effetto
collaterale significativo.
Al fine di determinare l'azione del farmaco
sono stati considerati e studiati, prima dell'inizio del trattamento, alla fine
dello stesso e dopo un mese d'osservazione, in assenza d'altre somministrazioni
terapeutiche, alcuni parametri indicativi della gravità della malattia quali:
l'attività replicativa del virus e conseguentemente la carica virale, il valore
delle transaminasi e d'altri indici di funzionalità epatica; sono state inoltre
studiate prima dell'inizio ed alla fine della terapia le sottopopolazioni dei
linfociti responsabili dello stato immunitario nei pazienti affetti da epatite
virale B persistente e da epatite cronica da virus C; in quest'ultimo gruppo di
pazienti è stata dosata anche la concentrazione sierica di alcune citochine
proinfiammatorie prima di iniziare la terapia e dopo la fine di essa.
Tutti i pazienti affetti dalla forma
persistente di epatite B prima di iniziare la terapia erano positivi per la HBV
DNA polimerasi virale. Alla fine del trattamento l'attività replicativa del
virus era riscontrabile nel 40% dei pazienti trattati e dopo un mese
d'osservazione tale percentuale si era ridotta al 15% dei soggetti
trattati.
Tutti i pazienti affetti dalla forma cronica
di epatite B prima di iniziare la terapia erano positivi per la HBV DNA
polimerasi virale; alla fine del trattamento solo il 23% dei pazienti era
ancora positivo e dopo un ulteriore mese di osservazione tutti i pazienti
risultavano negativi (Fig. 1).
Tutti i pazienti affetti da epatite C
cronica prima di iniziare la terapia erano positivi per la HCV RNA polimerasi
virale. Dopo solo un mese di trattamento l'attività replicativa virale è
stata riscontrata soltanto nel 50% dei casi; tale percentuale risaliva al
58% dopo un ulteriore mese di osservazione in assenza di terapia (Fig. 1).
I valori delle transaminasi (Fig. 2) e
della bilirubina (Fig. 3) sono progressivamente rientrati nel range normale e
la sintomatologia riferita dai pazienti come stanchezza o rapidità ad
affaticarsi, nausea e dolori sotto l'arcata costale destra sono andati
rapidamente migliorando in concomitanza con il miglioramento delle
transaminasi. I valori di transaminasi e bilirubina sono rimasti nella norma
anche dopo 3 mesi di sospensione del trattamento e la sintomatologia sopra
descritta non si è più ripresentata.
La conta delle sottopopolazioni linfocitarie
eseguite prima ed alla fine della terapia ha evidenziato nell'epatite B
persistente (Fig. 4) l'aumento dei CD8 dopo il trattamento che indica
l'attivazione dell'immunità cellulare antivirale che si conferma anche dalla
normalizzazione delle concentrazioni sieriche di interferone gamma. La
diminizione del rapporto CD4/CD8 sempre nell'epatite B persistente indica la
diminuzione del processo infiammatorio. Nelle epatiti croniche C (Fig. 5), la
riduzione dei valori di CD8 alla fine del trattamento depone per una
diminuzione del danno epatico su base autoimmunitaria. La diminuzione dei CD72
indica la riduzione della replicazione virale. La diminuzione dei CD16 può
essere spiegato con la diminuzione della quantità di cellule epatiche infette.
Questi aspetti depongono nel complesso per
una normalizzazione degli indici immunologici che correlano perfettamente con
il positivo andamento delle transaminasi e dei dosaggi degli indici di
replicazione virale (HBV DNA e HCV RNA polimerasi). Rilevante risulta il
controllo già in un mese di trattamento dei processi di autoaggressione immunitaria,
in particolare nei casi di epatite cronica attiva da virus C, responsabili in
parte della sindrome citolitica (distruzione delle cellule) del fegato durante
la malattia.
Nei pazienti affetti da epatite cronica
attiva da virus dell'epatite C è stato dosata la concentrazione di alcune
citochine proinfiammatorie quali il tumor necrosis factor alfa, l'interferone
gamma, l'interleuchina 1 beta, l'interleuchina 2, l'interleuchina 4,
l'interleuchina 10 e l'interleuchina 12 e confrontata con quella di 20 soggetti
normali (Fig. 6). I dati emersi da questo dosaggio hanno evidenziato come le
concentrazioni di tali citochine fossero considerevolmente elevate prima
dell'inizio del trattamento rispetto a quelle dei soggetti normali. Alla fine
del trattamento con molixan le concentrazioni di alcune di queste sono andate
considerevolmente abbassandosi avvicinandosi significativamente a quelle dei
soggetti di controllo; altre invece, in particolare l'interferone gamma,
l'interleuchina 2 e l'interleuchina 12 sono andate aumentando come atteso in
presenza di uno stimolo all'attivazione del sistema immunitario confermando
l'attività immunomodulatrice ed immunostimolante che è in parte alla base
dell'effetto terapeutico.
Conclusioni
Questo studio ha dimostrato che la somministrazione
di molixan a pazienti con epatite virale cronica o persistente, oltre a non
essere assolutamente gravata da effetti collaterali significativi, è in grado,
da sola ed in un solo mese di terapia, di contrastare efficacemente le epatiti
croniche attive, in particolare da virus di tipo B, sebbene anche nelle epatiti
croniche di tipo C il risultato ottenuto si sia dimostrato estremamente
interessante. Infatti i risultati
ottenuti possono essere riassunti come segue:
Dott. Giorgio Castello
Corso Torino, 32/6
16129 –
Genova
Tel: 010589495
Cellulare: 335.628.34.24
e-mail: castello@tiopoietine.info
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parte di questo lavoro può essere riprodotta senza il permesso scritto
dell'autore.